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1840–1910

8 E' fu in piazza di Santa Caterina

Vittorio Betteloni

E' fu in piazza di Santa Caterina Ch'io d'amor le parlai la prima volta Era l'ora che il sole omai declina, Ora dolce e raccolta.

Cinto d'intorno è il loco d'alte piante Dove a fatica si conduce il sole, Dove l'aria s'infosca un'ora innante Che in Lungarno non suole.

Or io che avea da qualche dì osservato Com'ella ,per di là venia sovente, Là per tre sere postomi in agguato, L'incontrai finalmente.

Ella arrossisce e affretta il piè veloce, Io me le accosto, me le faccio ai panni, Pur me ne trema l'anima e la voce, Oh vent'anni! Oh vent'anni!

Parlare a lei! ma s'ella s'offendesse D'uom che volger le ardisce la parola, Se l'ale che nasconde ella schiudesse, Nume che all'uom s'invola!

Roseo mister di grazia e di bellezza, Tutto sgomento innanzi a te son io, M'avventuro all'impresa all'arditezza Di trovarmi con dio!

Ella pur non s'offende e porge ascolto; Mentre parlo mi guarda, si dipinge Di grazïosa meraviglia in volto, Non conoscermi finge.

Cari quegli occhi intenti e menzogneri, Mamma indarno a mentir sì ben v'apprese, Occhi, mi sorrideste in atto jeri Troppo, troppo cortese!

Io però tiro avanti; e più coraggio Piglio da ciò che il piede ella rallenta, Ch'ella alfin sosta, che quel mio linguaggio La fa più sempre attenta.

E davvero facondo allor mi faccio: Tutto le dico il dolce sentimento, Ch'ella m'ispira, tutto, non le taccio Nulla di quel che sento.

Ella stupisce e credermi non vuole: Con interrotte voci esce talora; Chinando il capo delle mie parole Il nettare assapora.

E il nastro del grembiule in man si prende, Giocando se lo attorce al roseo dito, Mentre il suo cor dalle mie labbra pende Trepidante e smarrito.

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