Quando così passò di questa vita
La passioncella vispa del mio core,
D'una vesta di candido colore
Con le mie man la salma n'ho vestita,
E ne composi in una breve urnetta
Con le mie man la salma piccioletta.
Poscia con me l'urnetta lieve ho tolta,
E venni, il dì seguente sul mattino,
Ad un colle che ha forma di giardino,
E quivi in parte aprica e insiem raccolta
Feci la fossa e l'urna vi nascosi,
E verdi zolle sopra, e fior' vi posi.
E dissi questa prece alla Natura:
"O tu, che sai dalle cessate cose
Trarre altre forme vive e portentose,
A questa urnetta mia poni tu cura,
Non trasmutar la passioncella mia
Se non che in forme d'altra leggiadria"
Così mi tolsi di quel dolce sito
E per qualc'anno più non vi pensai;
Ma quando appresso, un giorno ci tornai,
Tutto vidi che quivi era fiorito,
Fior' d'ogni vago aspetto intorno e in mezzo,
D'ogni tinta leggiadra e grato olezzo.
Meravigliando del gentile effetto
Che seppe trar Natura dagli avanzi
Di quella passïon fredda pur dianzi,
Resi a lei grazie dal profondo petto,
E vedendo che i fiori eran sì belli,
Tosto mi volsi a cogliere di quelli.
Onde un mazzo elegante ne composi
Quinci e quindi scegliendo con gran cura;
E i fior che mi pareano aver natura