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1840–1910

33 Quando così passò di questa vita

Vittorio Betteloni

Quando così passò di questa vita La passioncella vispa del mio core, D'una vesta di candido colore Con le mie man la salma n'ho vestita,

E ne composi in una breve urnetta Con le mie man la salma piccioletta. Poscia con me l'urnetta lieve ho tolta, E venni, il dì seguente sul mattino,

Ad un colle che ha forma di giardino, E quivi in parte aprica e insiem raccolta Feci la fossa e l'urna vi nascosi, E verdi zolle sopra, e fior' vi posi.

E dissi questa prece alla Natura: "O tu, che sai dalle cessate cose Trarre altre forme vive e portentose, A questa urnetta mia poni tu cura,

Non trasmutar la passioncella mia Se non che in forme d'altra leggiadria" Così mi tolsi di quel dolce sito E per qualc'anno più non vi pensai;

Ma quando appresso, un giorno ci tornai, Tutto vidi che quivi era fiorito, Fior' d'ogni vago aspetto intorno e in mezzo, D'ogni tinta leggiadra e grato olezzo.

Meravigliando del gentile effetto Che seppe trar Natura dagli avanzi Di quella passïon fredda pur dianzi, Resi a lei grazie dal profondo petto,

E vedendo che i fiori eran sì belli, Tosto mi volsi a cogliere di quelli. Onde un mazzo elegante ne composi Quinci e quindi scegliendo con gran cura;

E i fior che mi pareano aver natura

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