Addio gentil paese di Toscana, A rivederci poi quando che sia; Pur mal da te il mio core s'allontana Colla persona, o vecchia Pisa mia!
Fu qui dove dapprima il picciol core Si fe' un tratto gigante in mezzo al petto; Qui dove pria si risentì d'amore D'una fanciulla tua pel vago aspetto.
Quella sera mi sembra di vederla, Quel tramonto ho negli occhi ancor dipinto: Il ciel parea diffusa madreperla, Così d'un molle color vario tinto.
Ma lasciamo il passato il quale è morto. O vecchio cimitero, o battistero, O gentil duomo, o campanile storto, Adesso io vado e me ne duol davvero.
M'accomiato da voi, leggiadri lochi, E del ben ch'ebbi qui grazie vi rendo; Vedo quanti piaceri e quanto pochi Affanni ho qui provati e mi sorprendo.
Vengo l'ultima volta a dirvi addio, O fantastica selva, o illustre mare, Questi solea ne' flutti il corpo mio, Quella nell'ombre il mio spirto cullare.
Io saluto le Piaggie e rendo a loro Grazie del ben che ho là scoperto in pria, Colà ho scoperto il mio gentil tesoro Colà ho scoperta la fanciulla mia.
Io saluto la Piazza e quelle piante Che hanno l'ombra sì fida e sì raccolta, Dov'ella m'ascoltò tutta tremante Ragionarle d'amor la prima volta.
Tutti saluto e a tutti io sono grato Quegli altri lochi dove l'incontrai, Dove talor con lei mi son trovato, Dove la man le strinsi e le parlai.
Io saluto le stelle e l'aura e i fiori, Che i sensi miei scavi hanno diviso, Io li ringrazio che a' miei dolci amori, E a' sogni miei leggiadri hanno sorriso.
Ma prima lei saluto e la ringrazio Del ben che mi volea, de le divine Gioje ch'ella mi diede, e dello strazio E d'avermi piantato alla fin fine;
Chè fu in grazia di questa piantagione, Se un poco a studiare indi son giunto, Se ho passato l'esame a scapaccione, Se il grado di dottore ho alfin raggiunto.
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