Or che mi resta omai Se non pentirmi alfine Del tanto che t'amai, Del ben senza confine
Che t'ho voluto un giorno, Visetto adorno? Or che altro mi resta Se non farmi eremita,
E ridurmi in foresta A viver dura vita, Facendo penitenza Di mia demenza?
Di mezzo a San Rossore, Dove con teco appunto Vivere in lieto amore Io sognai per un punto,
A sfogo di cordoglio Ridurmi io voglio. E quivi star soletto: Scontando l'error mio
Darmi un sasso nel petto, Quivi pagare il fio Di troppo averti amato, Visino ingrato.
Comprare a qualche frate Vo' un bel sajo sdruscito, Di radiche infangate Distrarre l'appetito,
Par d'un sasso scabroso Il mio riposo. Esser voglio infelice A tuo marcio dispetto
Come nè lingua dice, Nè cade in intelletto; Oh la vedrem ben bella, Mia musoncella!
Chè tregua pur cercando Un giorno al tuo rimorso, E pur venia implorando, A la mia tana d'orso
Certo t'imbatterai E v'entrerai. Ravvisarmi non puoi Tanto son dimagrito;
Tu dici: "A piedi tuoi Vengo, o santo romito; Confessarmi vogl'io, Buon padre mio.
Prete non c'è finora Che mi mandasse assolta…" Io penso: "Peggio ancora Qui tu sei questa volta,
Peggio assai capitata, Faccina ingrata. Nè certo quello io sono C'ora ti assolva tosto,
Quantunque il tuo perdono Nelle mie mani è posto, Chè il peccato hai commesso Contro me stesso "-
Poi dico ad alta voce: "Or via, sorella, fate Il segno della croce, Costà v'inginocchiate… "
E mettomi raccolto, Porgendo ascolto. Ella al suol genuflessa E con la fronte china,
Tutta a me si confessa Da quand'era piccina; Tosto siamo al soggetto Del nostro affetto.
Con voce lacrimosa Ella comincia a dire Tutta, tutta la cosa, Senza punto mentire;
Non sa quant'io del tutto Son bene istrutto. Qui pronuncia quel nome Che al secolo io portai,
Pur dolcemente, come Dirlo a me l'ascoltai Già dal suo labbro stesso, Un dì sì spesso.
"Il mio Vittorio " dice Ella nel mentovarmi: Or sin dalla radice Sento il core tremarmi;
Quasi più non ci veggo, E più non reggo. L'assolvo pienamente D'ogni mal che m'ha fatto,
E me le do repente A conoscere affatto; A fatica ella crede Ciò che pur vede.
Io le faccio coraggio In questa guisa e in quella, C'oltre a scordar l'oltraggio Trovo c'anzi più bella
Dacchè marito prese Ella si rese. Passan così dell'ore, Gli è un pezzo già ch'è sera,
D'elettrico d'amore Carica è l'atmosfera, E la notte profonda La cella inonda.
Cookies on Poetry Cove