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1840–1910

21 Io del castello in aria, e sia pur fatto

Vittorio Betteloni

Io del castello in aria, e sia pur fatto D'oro e di gemme rare, Trovo per noi più adatto E più convenïente

Codesto casolare, Che, non foss'altro, è in terra fermamente. Meglio per me tesor non si richiede Di quel di tua bellezza;

Come, fanciulla, il piede Colà tu posto avrai, Del luogo c'or si sprezza Di quel loco una reggia tu farai.

Io ci verrò con l'anima serena, Del dolce, del solenne Tuo desidero piena, E con la poesia

Ch'è nell'età ventenne, Con la celeste età, con l'età mia. Or colà di che cosa avrem difetto, Per vivere in letizia,

Se gli anni e il nostro affetto Ivi con noi portiamo, Se tanta in cor dovizia Di tutte belle e dolci cose abbiamo?

Faremo al guardaboschi buona cera, E gli porrem fra mano, Con bel garbo e maniera, Spesso ancor dei quattrini,

Purchè nessun profano Qui al tempio nostro troppo s'avvicini. Se non verranno spiritelli strani A offrirci l'opre loro,

Troveremo altre mani, E benchè a noi servito Non fosse in vasi d'oro, Mi parrà il nostro pranzo assai gradito.

Se manchino broccati e vasi d'oro, Non mancheran lucenti Sogni d'aureo lavoro, Non mancheran gli arcani

Spirti d'amore ardenti, Se manchin pur gli spiritelli strani. Ben la Natura parzïal di tanto Non è, da porci i suoi

Savi ministri accanto E gemme ed oro al piede, Ma serba forse a noi Molto favor che a tutti non concede.

Stringe ella al sen, siccome prediletti, Con le materne braccia, Gli amanti giovinetti, E i loro amor' seconda,

E pur benigna in faccia Con lor di grazie e di carezze abbonda. Già vederla mi par: già cinse intorno Di rosea primavera

Il tranquillo soggiorno; L'aer di viole odora; Credo ch'ella maniera Cerchi di farci lieti in tutto e ogn'ora.

Ella ai timidi sensi dà coraggio; S'io più ti stringo al petto Applaude in suo linguaggio - Or taci - il flutto ascolta….

Pur qualcosa ci ha detto….. E che mormora il bosco alla sua volta?… - Vedi laggiù, dove discende il cielo Sull'onda immensa e piana?

Là in vaporoso velo D'òr trapunto e di rose, La Lontananza arcana Il suo bel regno di portenti ascose.

La razza nostra e il Sol laggiuso tende, E là noi tenderemo Quando il desìo ci prende: Ruberò al pescatore

Il sottil burchio e il remo, Per essere già in via col primo albore. D'amor là il premio coglierem, fanciulla, Là nell'aureo soggiorno:

Sull'onda che lo culla, Move a celeste segno, Per non più far ritorno, Lento nel roseo abisso il picciol legno.

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