Un bacio non si chiede Ma per forza si prende; Donna che nol concede, Tacita ve lo rende:
Pur io da innamorato, E da fanciul qual ero Volli il bacio primiero Che mi fosse accordato.
Difficil cosa molto Ottener dal modesto Labbro quel che va tolto, Come dico, e non chiesto;
Pur mi ci adoperai Con sì gentil maniera, Con sì calda preghiera, Che alfine la spuntai.
S'era nella stagione Che al dolce amore invita, Palpita in embrïone La Natura infinita,
E complici parole L'aura notturna invia, Serbando la malìa Del tramontato Sole.
Io le sedevo accanto; Con fervorosa prece, L'implorai tanto e tanto, Che buona ella si fece;
Molto arrossendo il dono Allor mi fu promesso, In picciolo, sommesso Misterïoso suono:
Suon come d'ala uscente Dal già maturo nido, Come d'onda morente Sul vagheggiato lido,
Come sottil sospiro D'aura che move a sera, Con molle orma leggera, Per la campagna in giro.
Tosto con brama viva Lei tra le braccia tolsi, Lei concedente e schiva, E il primo bacio io colsi.
Il labbro ella non porse; Ma per sottrarsi al mio, Pur con vezzo restio, Quinci il viso non torse:
Nè fur sì tosto impresse Dalla mia bocca ardente, Che le sue labbra istesse Mi baciar' dolcemente:
Ancor me ne rimembra, Per convulsa dolcezza, Sotto la mia carezza, Tremavan le sue membra.
Poscia da me si tolse, Con dispetto improvviso, Insieme al suol rivolse Sdegnosamente il viso,
E da sè malcontenta Mi respinse lontano, Con gli atti e con la mano. Era tutta sgomenta
D'aver così gran cosa A labbro d'uom concessa, Crucciata e dispettosa D'aver colto ella stessa
Un piacer singolare, D'aver sperimentato, Ch'è pur dolce il peccato Del lasciarsi baciare.
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