Generoso nemico, ottimo padre,
buon cittadin, Leonida; compiute
egli ha sue parti tutte: a noi le nostre
di compier resta. — Agide è reo convinto
di maestade lesa: a lui, qual pena
giusta si aspetti, efori, il dite.
Morte.
Efori, ah! grazia or vi chieggiam noi tutti:
purch'ei lo stato omai non turbi...
Udite?...
Lo udite voi, questo fragor tremendo,
che a noi si appressa? In suo favor di nuovo
già tumultua la plebe. Agide vivo,
e queta Sparta? ella è lusinga stolta.
A morte, a morte il traditor ribelle;
Agide muoia...
Ei morto fia, vel giuro. —
Con la rea sozza plebe ogni aspro incontro
sfuggite intanto, o cittadini. E noi,
efori, noi la maestà di Sparta
con giusto ardir mostriamo. — Olà, schiudete,
soldati, il passo. Andiam; né vil, né altero
sia il nostro aspetto. Il non temer la plebe,
tosto in se stessa a rientrar la sforza.