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1749–1803

SCENA V

Vittorio Alfieri

Generoso nemico, ottimo padre, buon cittadin, Leonida; compiute egli ha sue parti tutte: a noi le nostre di compier resta. — Agide è reo convinto

di maestade lesa: a lui, qual pena giusta si aspetti, efori, il dite. Morte. Efori, ah! grazia or vi chieggiam noi tutti:

purch'ei lo stato omai non turbi... Udite?... Lo udite voi, questo fragor tremendo, che a noi si appressa? In suo favor di nuovo

già tumultua la plebe. Agide vivo, e queta Sparta? ella è lusinga stolta. A morte, a morte il traditor ribelle; Agide muoia...

Ei morto fia, vel giuro. — Con la rea sozza plebe ogni aspro incontro sfuggite intanto, o cittadini. E noi, efori, noi la maestà di Sparta

con giusto ardir mostriamo. — Olà, schiudete, soldati, il passo. Andiam; né vil, né altero sia il nostro aspetto. Il non temer la plebe, tosto in se stessa a rientrar la sforza.

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SCENA V · Vittorio Alfieri · Poetry Cove