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1749–1803

SCENA IV

Vittorio Alfieri

Ei qual reo non favella: è forza averne maraviglia, e pietade. È ver, Spartani: sedotto ei fui da Agesilào; par degno

di perdono il suo errore. Il chieggo io stesso da voi, per lo mio genero; per quello, che la vita salvommi... Or stai davanti

al senato ed agli efori: con essi parlar tu dei, Leonida. Le tue ragion private ai pubblici delitti non tolgon pena; né il perdon precede

mai la condanna. Io, non che darla, udirla né pur vo' dunque. Agide a morte porre non volli io, no, benché morire ei merti.

Trarlo fuor dell'asilo, udirlo, e innanzi ai giudici convincerlo; ciò solo importava, ed io 'l feci: altro non resta a far contr'esso. — Ah! se del popol voce,

se del re preghi vagliono al cospetto del senato e degli efori, da loro vedrassi (io spero) di clemenza, in breve, nobile al par che memorando esemplo.

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SCENA IV · Vittorio Alfieri · Poetry Cove