Ei qual reo non favella: è forza averne
maraviglia, e pietade.
È ver, Spartani:
sedotto ei fui da Agesilào; par degno
di perdono il suo errore. Il chieggo io stesso
da voi, per lo mio genero; per quello,
che la vita salvommi...
Or stai davanti
al senato ed agli efori: con essi
parlar tu dei, Leonida. Le tue
ragion private ai pubblici delitti
non tolgon pena; né il perdon precede
mai la condanna.
Io, non che darla, udirla
né pur vo' dunque. Agide a morte porre
non volli io, no, benché morire ei merti.
Trarlo fuor dell'asilo, udirlo, e innanzi
ai giudici convincerlo; ciò solo
importava, ed io 'l feci: altro non resta
a far contr'esso. — Ah! se del popol voce,
se del re preghi vagliono al cospetto
del senato e degli efori, da loro
vedrassi (io spero) di clemenza, in breve,
nobile al par che memorando esemplo.