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1749–1803

SCENA IV

Vittorio Alfieri

O madre... Oh cielo!... Figlio, mancarti all'ultim'uopo mai non ti potea la madre. Io qui ti arreco libertà, di noi degna. — In altra guisa

dartela volli; ma quand'era il tempo, ogni mezzo tu stesso a me n'hai tolto. E che? vuoi tu con le spartane grida?... Sparta invan grida. Il traditor tiranno

sì ben munito ha di soldati il loco, che nulla or ponno i fidi nostri: indarno tentan sforzarli; perditor respinti sono, ed inerti, ed avviliti. Innanzi

io mi spingeva a' rei soldati in mezzo; fere voci suonavanmi da tergo, per me gridando: «Empi, alla madre ardite tor l'accesso?». Mi vide Anfare allora;

loco fe' darmi, e qui son tratta. Iniquo! Te pur fra lacci ei volle. Ahi madre! a quale rischio inutil per me?...

Rischio? che parli? Appo il mio figlio, a certa morte io vengo. Vedine, in prova, il don ch'io reco. Un ferro? —

Oh madre vera! — Altro desio, che un ferro, per salvar Sparta, e me sottrarre al colpo d'infame man, non accogliea nel petto: e tu mel rechi? oh gioia! — Or dammi...

Scegli: due ferri son; quel che tu lasci, è il mio. Oh cielo!... E vuoi?... Donna mi estimi, o madre

d'Agide, tu? Pochi mi avanzan gli anni di vita: Sparta, che invan salva speri, serva è già: la tua madre, ov'ella resti, di Leonida è serva. Or parla; io t'odo:

osi tu dirmi, che a tai patti io viva? Che posso io dir? son figlio. — O madre, almeno soffri che primo io pera: ancor che serva, Sparta estinta non è; quindi ancor salva,

altri può farla. In libertà il mio sangue potrà ridurla forse: ma s'io, vile, per non versare il mio, lasciato avessi sparger per me dei cittadini il sangue,

già più Sparta or non fora. In te (pur troppo!) Sparta or si estingue. — Ed alla patria, al figlio sopravviver vorrà spartana madre? —

Figlio, abbracciami. Oh madre!... Anco m'avanzi nell'altezza dei sensi. — Or dammi, e prendi l'ultimo amplesso. Io lagrimar non oso

nell'abbracciarti; che il tuo pianto io veggo da viril forza raffrenato starsi sopra il tuo ciglio. Agide mio,... sei degno

di Sparta in vero;... ed io di te son degna. Ch'io ancor ti abbracci... Oh! qual fragore?...

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