Che veggo! Agide mio, fuor dell'asilo tu stai? ratta a trovarviti veniva... Qual che ver me tu fossi, amata sempre consorte mia, perché i tuoi passi or volgi
verso un misero sposo?... Agide;... appena... parlare io posso;... io riedo a te con l'aspra mutata sorte: il tuo stato infelice
staccarmi sol potea dal padre. Il core io strappar mi sentia, nel dì che i nostri figli, e te, sposo, abbandonar dovea, per non lasciar nel misero suo esiglio
irne solo il mio padre: né più vista tu mai mi avresti in Sparta, or tel confesso, se ai crudi strali di fortuna avversa ei rimanea pur segno. In alto ei torna,
tu nel periglio stai: chi, chi potrebbe tormi or da re? teco ritorno io tutta: e te scongiuro, per l'amor mio vero; (pel tuo, non so s'io l'abbia ancor) pe' figli
che tanto amavi, e per la patria tua, (amor che tu tanto altamente intendi) io ti scongiuro, almen per ora, a porre tue nuove leggi in tregua. Amor di pace,
dei beni il primo, a ciò t'induca: il freno ripigliar con Leonida ti piaccia della città, qual per l'addietro ell'era... Donna, d'amare il padre tuo, chi puote
biasmarten mai? conoscerlo, nol puoi; l'arte tua non è questa: ottima ognora, e costumata, e pia, tu raro esemplo fra' guasti tempi di verace antico
e filiale e coniugale amore, altro non sai, magnanima, che farti fida compagna a chi più avverso ha il fato. Se mai cara mi fosti, oggi il vederti
a me tornar, quando me lascian tutti, certo più assai mi ti fa cara. Io meno dal tuo gran cor non mi aspettai; null'altro temea, fuorch'ebro di sua lieta sorte
Leonida non forse or ti vietasse il ritornarne a me. Tu ben temesti. Tre giorni or son, ch'ei vincitore in Sparta
riposto ha il piè; tre giorni or son, ch'io seco pugno per te. Né, per negar ch'ei fesse a me l'assenso, era io perciò men ferma di ritrovarti ad ogni costo. Ei stesso,
cangiato al fine, or dianzi a te mi volle messo inviar di pace: ei, per mia bocca, piena or te l'offre; e supplica, e scongiura, che tu, lasciato omai l'asilo, in opra
vogli con lui porre ogni mezzo, ond'abbia Sparta una volta e intera pace e salda. Ei mi t'invia? sperare a me non lascia nulla di lieto il suo cangiar sì ratto.
Ma, che dich'io? sperar, se in sé non spera, Agide può? ch'altro a temer mi resta, quando è più sempre la mia patria serva? quando è più sempre dal poter suo prisco,
dalle già tante sue virtù lontana? — Io spontaneo (tu il vedi) avea l'asilo abbandonato già: ragion tutt'altra le astute brame or prevenir mi fea
di Leonida... Ah! sì: fia questo un giorno grande a Sparta, ed a me; funesto forse per te, se m'ami... O fida mia consorte, dubitar non ne posso... Ma, se fede
presti al mio schietto dir, tu d'altro padre degna, deh! invan non lo irritar; ten prego. Serbati ai figli nostri; ad essi scudo contro alla rabbia sii del padre fero:
gli alti pensieri, ond'io ti posi a parte, e che sì ben sentivi, aggiunti agli alti innati tuoi, che dell'amor di figlia son la essenza sublime, in lor trasfondi
sì, ch'ei crescano a Sparta e al padre a un tempo. Non assetato di vendetta io moro, ma di virtù Spartana; ancor che tarda, purch'ella un dì dai figli miei rinasca,
ne sarà paga l'ombra mia... Mi squarci il core... Oimè!... perché di morte...? O donna;
Spartana sei, d'Agide moglie; il pianto raffrena. Il sangue mio giovar può a Sparta; non il mio pianto a te. Rasciuga il ciglio; non mi sforzare a lagrimar...
So tutte del tuo sublime, umano, ottimo core l'atre tempeste; i generosi tuoi retti disegni entro alla mente io porto
forte scolpiti; e se, a compirgli appieno, del mio padre la intera alta rovina d'uopo non era, ad eseguirli presta me prima avevi, e del mio sangue a costo...
Oh quante volte il padre, sì diverso da te, m'increbbe! oh quante volte io piansi d'essergli figlia! ed io pur l'era; e il sono, ahi lassa!... e fra voi due stommi infelice:
e fra voi debbo esser di pace io 'l mezzo, o perir deggio. Esser di Sparta figlia, e di Spartani madre esser dovresti,
se in altri tempi e d'altro sangue nata tu fossi in Sparta. Il non spartano padre non io però voglio a delitto apporti. L'indole tua ben nata, ottima, ed alta,
ma non diretta, udia di padre e sposo sol ricordar, non della patria, i nomi: qual fia stupor, se tu più figlia e sposa, che cittadina, sei? Ma, qual sei, t'amo;
né al tuo pensar niente spartano io volli forza usar niuna, che il mio esemplo, mai. Pel nostro amor quindi ti prego, e, s'uopo fia, tel comando; oggi a mostrar ti appresta,
che madre sei più ancor che sposa o figlia. — Ma, qual si appressa orribile tumulto? Qual folla è questa? oh! quali grida? Oh cielo! La madre? e in armi immenso stuol di plebe
segue i suoi passi?
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