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1749–1803

SCENA II

Vittorio Alfieri

Son teco, Agide amato... Dalla reggia del padre or mi sottraggo, ove a custodia ei mi tenea. La plebe, del tuo carcer la strada hammi disgombra;

e di vietarmen l'adito i soldati non ebber core. — Al fin son teco. — Io vengo, sposo, a salvarti, ove salvarti io possa; o a morir teco io vengo.

Oh dolce sposa!... Il cor mi squarci... Oh quanto il rivederti mi è gioia,... e pena!... A conservar mia vita, (ch'io 'l potrei, se il volessi, con la morte

di cittadini assai) l'amor tuo vero trarmi or solo potria. Ma, il sai, che amarti più che la patria mia, donna, nol deggio, e tu stessa nol vuoi. Me dunque lascia

morire; e tu, serbati in vita; i cari pegni tu salva, i figli nostri... Invano di Leonida al fero odio sottrargli

io tenterei: barbaro padre; appieno nella prospera sorte ora il conosco; nell'avversa ingannommi. A me null'arme riman, che il pianto; egli nol cura: i nostri

figli salvar dalla sua rabbia, o il puote Sparta con l'armi, o nulla il può. — Ma padre dovresti almen mostrarti; e, pe' tuoi figli, serbar tua vita...

Oh ciel! qual mai mi porti terribil guerra in questo punto estremo? Amo i figli, e tu il sai: ma, non ben certo è il morir loro; e certo fia, che a rivi

dei cittadini scorrerebbe il sangue, s'io di forza mi armassi. E questi, e quelli, son figli miei; ma i cittadini sono di un giusto re figli primieri. — O donna,

meglio di me, se sopravviver m'osi, tu puoi salvarli. Quel sublime, a un tempo tenero ardir, con cui seguivi il padre; quello, con cui del mio destin ti eleggi

farti or compagna; quell'ardir sia scorta a te, per porre i figli nostri in salvo. Per quanto reo Leonida e crudele esser possa, ei t'è padre: ove i tuoi figli

fra tue braccia tu stringa; ove il tuo petto agli innocenti miseri sia scudo; cuor non avrà di trucidarli. Ah! corri vola al lor fianco, in lor difesa veglia;

per essi vivi, o sol con essi muori; che al viver più, nulla ti sforza allora. Lassa me!... che farò?... S'io te lasciassi,... serbarmi a forza il duro padre in vita

vorria;... qual vita! orba di te... Ma, s'anco vivi ei pur lascia i figli nostri,... il trono a lor fia tolto... Ah! morir teco io voglio... Donna, deh! m'odi, e acquetati... Saresti

madre or men forte, che già figlia t'eri? L'ira mia non temevi, il dì che il padre seguivi; e i figli, e il tuo consorte amato per lui lasciavi; or, di quel padre istesso

tremerai tu, quando pe' figli il lasci? Fuggir tu puoi con essi: assai grand'arme hai contra lui; la tua virtude: hai mille mezzi a tentar, pria di morire. Ah sposa!

te ne scongiuro, tentali; ripiglia l'alto tuo core, e non mi torre il mio, coi non maschi lamenti. Or, deh! vorresti ch'io morissi piangendo? ah! no. — Se degna

d'Agide sei, non mi sforzare a cosa che sia d'Agide indegna. E di qual padre fu indegno mai l'amar suoi figli, il porgli

a sé medesmo innanzi? Ai figli innanzi la patria va. Sacro il mio sangue ad essa ho da gran tempo; ai nostri figli amati

tu dei, s'è d'uopo, il tuo donar: ma prova d'amor ben altro ad essi e a me tu dai, se a lor ti serbi in vita. Ancor può molto, più che nol pensi, il pianger tuo: la plebe,

se Leonida no, pietade avranne; e senza spander sangue, a lei fia lieve porre in salvo i miei figli. In somma, pensa, che, te viva, non muore Agide intero.

In volgar donna ammirerei, qual prova d'amore immenso e di valor sublime, il non voler sorvivere al consorte; ma da te spero, e da te chieggio, e il dei

d'Agide moglie, ad infelice vita tu dei serbarti, intrepida, pe' figli... Piangendo io 'l chieggo; e ti rimanga in core questo mio pianto... Ah! per te sola al fine,

e pe' fanciulli nostri, Agide hai visto lagrimar oggi. Irrevocabil dunque fia il tuo morir?...

La mia innocenza è certa. — Prendi l'ultimo amplesso; e ai cari pegni recalo, in nome mio. Di' lor, ch'io moro per la patria; di' lor, ch'ove al mio seggio

pervenissero adulti, altra vendetta non faccian mai della morte del padre, che rinnovar su l'orme sue le leggi del gran Licurgo: e se in ciò pur, com'io,

hanno avverso il destin, com'io da forti, nell'alta impresa perdano la vita. Parlar non posso... Io... di lasciarti... Un fido

consiglio avrai, nella mia degna madre;... s'ella pur resta! — Or via; lasciami; vanne. Moglie, regina, madre, cittadina, Spartana sei; tuoi dover tutti adempi.

Per sempre?... oh ciel!... Deh! cessa. Il piè tremante mal mi regge...

Deh! vieni: uscita appena, troverai scorta, e appoggio. Oimè!... Si schiude la ferrea porta...

Guardie, a voi la figlia del vostro re consegno. Agide... Ah crudi!... Lasciar nol voglio... Agide!... addio...

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