Fere urla io sento, e un immenso frastuono
intorno al carcer mio. — Numi di Sparta,
deh! salvatela voi. — Duolmi, che un ferro
io non serbava, onde troncare a un tempo
con la mia vita ogni tumulto. A lungo
pur tardar non dovrian quei che a svenarmi
mandati avrà Leonida. — Consorte,...
diletti figli,... amata madre,... addio...
Più non vedrovvi!... A voi, memoria cara
lascio di me... Ma, per la madre io tremo:
sta in poter di Leonida... Che ascolto?
Chi vien? Si schiude il carcere!... Che miro?...
O mia sposa...