Pietosi Numi, a cui finora piacque
dal furor di Leonida sottrarre
l'innocenza mia nota, omai non posso
più rimaner nel vostro tempio. Asilo
volli appo voi, perché la patria inferma
più violenze, e più tumulti, e stragi
a soffrir non avesse: or v'ha chi ardisce
a' miei delitti ascriverlo, al terrore
di giusta pena? ecco, l'asilo io lascio. —
Oh Sparta, oh Sparta!... esser fatal dei sempre
ai veri tuoi liberatori? Ah! data
fosse a me pur la sorte, che al tuo primo
padre eccelso toccò! più che il perenne
bando, a se stesso da Licurgo imposto,
morte non degna anco scerrei, se al mio
cader vedessi almen rinascer teco
il vigor prisco di tue sacre leggi!...
Ma, chi sì ratto a questa volta?... Oh cielo!
Chi mai veggio? Agizìade? La figlia
di Leonida? oimè!... la mia già dolce
moglie, che pur mi abbandonò pel padre?