Del mondo e del nimico folle e vano
gir trionfando, e de l'iniqua morte,
Signor, chiudendo le tartaree porte
pur con la nuda Tua piagata mano,
l'erto obliquo sentier e dritto e piano
farne del Cielo, e le Tue luci scorte
essere a' santi padri a quella corte
u' lor condusse il valor più che umano,
grand'opra fu di Re saggio e prudente;
ma raccorre i dispersi miei penseri,
aprir per forza l'indurato petto,
far ch'in me sian l'altere voglie spente,
raccendendo i desiri umili e veri,
sol de la Tua pietà fie degno effetto.