Mentre la nave mia, lungi dal porto, priva del suo nocchier che vive in Cielo, fugge l'onde turbate in questo scoglio, per dar al lungo mal breve conforto
vorrei narrar con puro acceso zelo parte de la cagion ond'io mi doglio, e di quelle il martir che da l'orgoglio di nimica Fortuna e d'Amor empio
ebber più chiaro nome e maggior danno col mio più grave affanno paragonar, acciò che 'l duro scempio conosca il mondo non aver exempio.
Penelope e Laodamia un casto ardente pensier mi rappresenta, e veggio l'una aspettar molto in dolorose tempre, e l'altra aver, con le speranze spente,
il desir vivo, e d'ogni ben digiuna convenirle di mal nudrirsi sempre; ma par la speme a quella il duol contempre, quest'il fin lieto fa beata, ond'io
non veggio il danno lor mostrarsi eterno, e 'l mio tormento interno sperar non fa minor, né toglie oblio, ma col tempo il duol cresce, arde il desio.
Arianna e Medea, dogliose erranti, odo di molto ardir, di poca fede dolersi, invan biasmando il proprio errore; ma se d'un tal servir da tali amanti
fu il guiderdone d'aspra e ria mercede disdegno e crudeltà tolse il dolore; e 'l mio bel Sol ognor pena ed ardore manda dal Ciel coi rai nel miser petto,
di fiamma oggi e di fede albergo vero; né sdegno unqua il pensero, né speranza o timor, pena o diletto volse dal primo mio divino obietto.
Porzia sovra d'ogn'altra me rivolse tant'al suo danno che sovente inseme piansi l'acerbo martir nostro equale; ma parmi il tempo che costei si dolse
quasi un breve sospir; con poca speme d'altra vita miglior le diede altr'ale; e nel mio cor dolor vivo e mortale siede mai sempre, e de l'alma serena
vita immortal questa speranza toglie forza a l'ardite voglie; né pur sol il timor d'eterna pena, ma 'l gir lungi al mio Sol la man raffrena.
Exempi poi di veri e falsi amori ir ne veggio mill'altri in varia schiera, ch'al miglior tempo lor fuggì la spene; ma basti vincer quest'alti e maggiori
ché pareggiar a quei mia fiamma altera forse sdegna quel Sol che la sostiene, ché quante io leggo indegne o giuste pene, da mobil fede o impetuosa morte
tutte spente le scorgo in tempo breve; animo fiero o leve aperse al sdegno od al furor le porte, e fe' le vite a lor dogliose e corte.
Onde a che volger più l'antiche carti de' mali altrui, né far de l'infelice schiera moderna paragon ancora, se 'nferior ne l'altre chiare parti,
e 'n questa del dolor quasi fenice mi veggio rinovar nel foco ognora? Perché 'l mio vivo Sol dentro innamora l'anima accesa, e la copre e rinforza
d'un schermo tal che minor luce sdegna, e su dal Ciel l'insegna d'amar e sofferir, ond'ella a forza in sì gran mal sostien quest'umil scorza.
Canzon, fra' vivi qui fuor di speranza va' sola, e di' ch'avanza mia pena ogn'altra, e la cagion può tanto che m'è nettar il foco, ambrosia il pianto.
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