Veggio ai mie' danni acceso e largo il Cielo,
e a' mie' giusti desir sdegnoso e parco;
e del gran mal ch'ho sempre il petto carco
mostro la minor parte, e l'altra celo.
Né spero mai ch'al variar del pelo,
girando gli anni che malgrado i' varco,
cangi l'alma lo stil, o 'l grave incarco
men noioso sopporti il mortal velo.
Felice lei che ne l'un foco estinse
l'altro più interno, e da l'ardita morte
fu 'l morir lungo in sì brev'ora spento;
men timor de l'eterne fe' più corte
le pene sue, ma il mio furor distrinse
maggior paura, e non minor tormento.