Quant'io di vivo avea nei sensi acerba
morte in un giorno col mio Sol mi tolse,
ma lui d'affanno e me d'error disciolse;
non vivo io qui, lui miglior parte or serba.
Per me i frutti del mondo sempre in erba
veggio, né fronde pur unqua ne colse
l'alma, da l'or ch'i suo' pensier raccolse
in sé e se stessa in lor chiusa riserba
per colui che si fe' morendo vivo,
e me fa viver morta; ch'ei dal Cielo
fuor di me tienmi, e solo in lui m'appago,
e mentre il viver mio raccolto e schivo
scorge ei, col fren in man del mortal velo,
sent'io lo spirto suo del mio amor vago.