Nel stato dolce mio da molti amari
sospetti cinta, tra dubbiosa spene
e certo affanno, tra diletto e pene,
sempre avean qualche nebbia i dì più chiari.
Non fur sì larghi alor ch'or tanto avari
debbian mostrarsi i cieli, onde sostiene
intero mal per l'imperfetto bene
che già godeva il cor negli anni cari.
Sotto sì fiera legge quel signore,
del danno liberal, de l'util parco,
che fa i giorni infelici e liete l'ore,
al crudo regno suo per dolce varco,
con fraude ascosa e sicurtà di fore,
m'indusse, di sé nudo e insidie carco.