A che sempre chiamar la sorda morte
far pietoso il Ciel col pianger mio
se vincer meco istessa il gran desio
sarà in por fine al duol per vie più corte?
A che picchiar l'altrui sì chiuse porte
se in me con aprirne una al proprio oblio
e chiuder l'altra al mio pensier poss'io
spreggiar l'aversa stella e l'empia sorte?
Quante difese, quante vie discopre
l'anima per uscir del carcer cieco
del mio grave dolor, tentato ho invano;
riman sol a provar se vive meco
tanta ragion ch'io volga quest'insano
desir fuor di speranza a miglior opre.