S'io guardo al mio Signor, la cui grandezza
non cape il primo Suo più largo cielo,
qui in terra chiuso in picciol mortal velo
per far capace noi di tanta altezza,
il mondo, i suoi tesori, e la vaghezza
ch'ei scopre agli occhi nostri al caldo e al gelo,
quant'ho più lume ognor, cangiando 'l pelo,
più il mio cor, Sua mercé, l'odia e disprezza.
Oh come brieve par quel che circonda
Apollo a l'alma che già illustra e scalda
il vero Sol con luci alme e divine!
Quanto contiene in sé l'alta e rotonda
palla celeste con la mente salda
ella usa sol per mezzo al suo bel fine.