Per far col seme Suo buon frutto in noi
e bagnar del mio cor l'arida terra
dona dei rivi Suoi, che or apre or serra,
la chiave il Fonte eterno a un sol di voi.
Ei guarda prima e ben distingue poi
qual fango il sacro germe in me sotterra,
e quel purga e dissolve, e mai non erra
la fede umil che regge i pensier suoi.
Con tanta esperienzia e con sì grave
modo rivolge l'acqua, e sì a misura,
che ove la macchia è impressa ivi si stende.
Diede per quasi disperata cura
l'aspro mio petto al suo spirto soave
Colui che solo i gran segreti intende.