Sovente un caro figlio il sommo Duce
lascia avolger fra noi qui d'ombra in ombra
perché più chiaro allor, quand'Ei le sgombra,
vada l'occhio immortal di luce in luce;
ma poi che, Sua mercé, Seco il conduce
ove peso terren più non l'ingombra,
passando il vel che 'l cinge e che lo adombra
col raggio bel sin dentro al cor traluce.
Onde ei, visto il sentier sinistro e torto,
al destro il pie' rivolge, e non consuma
se stesso e 'l tempo in laberinto vano,
ma sempre fiso al Sol, che arde ed alluma,
con l'aura eterna vola alto lontano
da perigliosi scogli al fido porto.