Quand'io riguardo il mio sì grave errore,
confusa, al Padre eterno il volto indegno
non ergo allor, ma a Te, che sovra il legno
per noi moristi, volgo il fidel core.
Scudo delle Tue piaghe e del Tuo amore
mi fo contra l'antico e novo sdegno;
Tu sei mio vero prezioso pegno
che volgi in speme e gioia ansia e timore.
Per noi su l'ore extreme umil pregasti,
dicendo: «Io voglio, o Padre, unito in Cielo
chi crede in me», sì ch'or l'alma non teme;
crede ella, e scorge, Tua mercé, quel zelo
del qual ardesti, sì che consumasti
Te stesso in croce e le mie colpe insieme.