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1754–1828

X

Vincenzo Monti

Tutto père quaggiù. Divora il Tempo l'opre, i pensieri. Colà dove immenso gli astri dan suono, e qui dov'io mi assido, e coll'aura che passa mi lamento,

del Nulla tornerà l'ombra e il silenzio. Ma non l'intera Eternità potria spegner la fiamma che non polsi e vene, ma la sostanza spirital n'accese;

fiamma immortal, perché immortal lo spirto entro cui vive, e di cui vive e cresce. Quest'occhi adunque chiuderà di morte il ferreo sonno, né potrà quel sonno

lo sguardo estinguer che dagli occhi uscìo. Cesserà il cuor di palpitarmi in petto, e il frale, che mi cinge, andrà nel turbo della materia universal confuso;

ma incorruttibil dal corporeo fango, come raggio dall'onda emergeranne l'amoroso pensier, che tante in seno faville mi destò, tanti sospiri.

Poiché dunque n'avrà pietoso il Fato della spoglia terrena ambo già sciolti, e d'altre forme andrem vestiti in altro men scellerato e più leggiadro mondo,

noi rivedremci, o mio perduto Bene, e sarà nosco Amor. Noi de' sofferti oltraggi allor vendicheremo Amore; né d'uomo tirannia, né di fortuna

franger potranne, o indebolir quel nodo che le nostre congiunse alme fedeli. Perché dunque a venir lenta è cotanto, quando è principio del gioir, la Morte?

Perché sì rado la chiamata ascolta degl'infelici, e la sua man disdegna troncar le vite d'amarezza asperse?

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