Vile un pensier mi dice: - Ecco bel frutto
del tuo cercar le dotte carte: ir privo
sì della luce, che il valor visivo
già piega l'ale alla sua sera addutto.
- Se l'acume - io rispondo - è già distrutto
della veduta corporal, più vivo
dentro mi brilla l'occhio intellettivo
che terra e cielo abbraccia, e suo fa il tutto.
Così mi spazio dal furor sicuro
delle umane follie, così governo
il mondo a senno mio, re del futuro.
Poi sull'abisso dell'oblio m'assido:
e al solversi che fa nel nulla eterno
tutto il fasto mortal, guardo e sorrido.