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1754–1828

LXXVII.

Vincenzo Monti

Sdegno, possente iddio, delle tremende Furie fratello, a cui simil non parme Ch'altri possa d'Amore spezzar l'arme E dell'arco privarlo e delle bende;

Contro costei che il cor mi strazia e fende, Perchè forte non vieni ad aítarme? Perchè vile nell'uopo abbandonarme, E dileguarti in faccia a chi m'offende?

Non vedi come per tradir prometta E ridendo tradisca? E la tiranna Ha forse in sua difesa un maggior nume? Ahi! che senso di rabbia e di vendetta

Un sasso prenderìa. Ma l'ire inganna Un girar di quel ciglio e il mio costume.

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