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1754–1828

LXXV.

Vincenzo Monti

Passa il terz'anno, Amor, ch'io mi lamento Del tuo crudele doloroso impero. — Cessa, io grido, deh cessa, iddio severo: Pietà del mio ti stringa aspro tormento. —

Ma più, lasso, dal cor cacciarti io tento, Tu il cor m'afferri più tenace e fiero; E ogni desir legando, ogni pensiero, Sol de' mali mi lasci il sentimento.

Nè sdegno vale nè ragion, che morta Più non risponde, nè cangiar d'obbietto, Nè soccorso di pianto e di sospiro. Dunque a snidarti, Amor, da questo petto

Che mi riman? Nol so: ma mi conforta Che immortale non sono e che deliro.

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