Passa il terz'anno, Amor, ch'io mi lamento
Del tuo crudele doloroso impero.
— Cessa, io grido, deh cessa, iddio severo:
Pietà del mio ti stringa aspro tormento. —
Ma più, lasso, dal cor cacciarti io tento,
Tu il cor m'afferri più tenace e fiero;
E ogni desir legando, ogni pensiero,
Sol de' mali mi lasci il sentimento.
Nè sdegno vale nè ragion, che morta
Più non risponde, nè cangiar d'obbietto,
Nè soccorso di pianto e di sospiro.
Dunque a snidarti, Amor, da questo petto
Che mi riman? Nol so: ma mi conforta
Che immortale non sono e che deliro.