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1754–1828

LXXIII. SULLA MORTE DI GIUDA.

Vincenzo Monti

Piombò quell'alma all'infernalriviera, E si fe gran tremuoto in quel momento: Balzava il monte, ed ondeggiava al vento La salma in alto strangolata e nera.

Gli angeli, dal Calvario in su la sera Partendo a volo taciturno e lento, La videro da lunge; e per pavento Si fer dell'ali agli occhi una visiera.

I demoni frattanto all'aere tetro Calar l'appeso; e l'infocate spalle All'esecrato incarco eran farètro; Così, ululando e schiamazzando, il calle

Preser di Stige; e al vagabondo spettro Resero il corpo nella morta valle.

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