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1754–1828

LXXIII. SULLA MORTE DI GIUDA.

Vincenzo Monti

Poichè ripresa avea l'alma digiuna L'antica gravità di polpe e d'ossa, La gran sentenza su la fronte bruna In riga apparve trasparente e rossa.

A quella vista di terror percossa Va la gente perduta: altri s'aduna Dietro le piante che Cocito ingrossa, Altri si tuffa nella rea laguna.

Vergognoso egli pur del suo delitto Fuggía quel crudo; e stretta la mascella, Forte graffiava con la man lo scritto: Ma più terso il rendea l'anima fella:

Dio tra le tempie gliel'avea confitto; Nè sillaba di Dio mai si cancella.

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