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1754–1828

LXX. LA VIOLA.

Vincenzo Monti

Pallida violetta, Nel cui smorto color Lo stato del mio cor Si manifesta;

Viola pallidetta, Sai tu che voglia dir L'improvviso sospir Che in sen si desta?

Ben d'innocente fiore Colori e foglie hai tu, E odorosa virtù Che i sensi avviva:

Ma, nel trattarti, il core Mi palpita così, Ch'altra mai non sentì Fiamma più viva.

La delicata e bella Man che alla mia ti diè Dell'aurea rosa in te Pose la spina.

Io la raccolsi: e quella Sì dentro mi piagò, Che tutta ne tremò L'alma meschina.

Ma per cagion sì cara M'è dolce il sospirar; Nè la spina cavar Cerco dal petto.

Nè mi dorrò che avara Sia meco di pietà La possente beltà Che il cor m'ha stretto.

Beato assai son io Di vederla e tacer, E tacendo goder Di sì gran bene.

Tu non tradir, fior mio, L'arcano del mio cor; Ma scaldami d'amor Queto le vene.

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