Su l'odorato talamo Ch'or la tua mano infiora, Odi, o figliuol di Venere, Odi il mio canto ancora.
È ver che, punta l'anima D'acerbe cure ingrate, Versi d'amor mal tentano Le corde abbandonate;
Che in queste soglie, ov'arbitro Solo il piacer s'aggira, Di vate melanconico Muta esser dee la lira:
Pur s'io qua vengo, indebito Non vengo; e dea mi move, Che più mi val d'Apolline, Che più mi val di Giove.
Tacciasi il nome, e chiudalo Fedel rispetto in core: Il volgo non intendemi: Ma tu m'intendi, Amore.
Dunque sul casto talamo Ch'or la tua mano infiora, Odi, o figliuol di Venere, Odi il mio canto ancora.
Son più soavi e amabili Certo le tue catene, Se ad infiorar le vengono Le rose d'Ippocrene.
Rammenta, o nume, i cantici Che per tua man guidate Sciolser le Muse, e pronube Premean le coltri aurate;
Quando il figliuol d'Agenore Vergin vezzosa e bella Strinse in divin connubio La bionda tua sorella:
E tu godevi il candido Cinto snodar frattanto, E sorridendo tergere Alla ritrosa il pianto.
Deh vieni, Amor. Licoride Non è men bella, il sai: Men dolci al cor non passano Di sue pupille i rai.
O il piè danzando movasi, Il piè che l'aure imita, O sulle corde musiche Scorron le rosee dita;
Mille sospir si svegliano, E vedi allor conquiso Il cor negli occhi ascendere E favellar sul viso.
Ed altre sponde, o barbaro, Beltà sì rara avranno? E noi dovrem qui piangere De' tuoi decreti il danno?
Forse un bel cor qui máncati, Che per sì caro oggetto Ha caldo ancor di palpiti E di sospiri il petto?
Tra i figli ancor di Romolo Forse virtù non vive? Forse men bello è il Tevere Delle sebezie rive?
Stolto fanciul fantastico, Nume tiranno, ingrato! Che dissi? O dio! perdonami L'accento sconsigliato.
Sì spesso astretto a gemere De' torti tuoi son io, Che trasformata in biasimo La pronta lode uscìo.
Oh! da colei che spinsemi Devoto a farti omaggio, Oh! per pietà non sappiasi L'involontario oltraggio.
Se chiederà qual ebbero Suoi cenni adempimento, Qual per la sua Licoride Spiegai l'ascrèo concento;
Dille che troppo è debole Per sì leggiadro segno Una dolente cetera Un travagliato ingegno.
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