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1754–1828

LVII. PENSIERI D'AMORE.

Vincenzo Monti

Alta è la notte, ed in profonda calma Dorme il mondo sepolto; e in un con esso Par la procella del mio cor sopita. Io balzo fuori delle piume, e guardo;

E traverso alle nubi che del vento Squarcia e sospinge l'iracondo soffio, Veggo del ciel per gl'interrotti campi Qua e là deserte scintillar le stelle.

Oh vaghe stelle! e voi cadrete adunque, E verrà tempo che da voi l'Eterno Ritiri il guardo e tanti soli estingua? E tu pur anche coll'infranto carro

Rovesciato cadrai, tardo Boote, Tu degli artici lumi il più gentile? Deh! perchè mai la fronte or mi discopri, E la beata notte mi rimembri

Che al casto fianco dell'amica assiso A' suoi begli occhi t'insegnai col dito! Al chiaror di tue rote ella ridenti Volgea le luci: ed io per gioia intanto

A' suoi ginocchi mi tenea prostrato, Più vago oggetto a contemplar rivolto, Che d'un tenero cor meglio i sospiri Meglio i trasporti meritar sapea.

Oh rimembranze! oh dolci istanti! io dunque, Dunque io per sempre v'ho perduti; e vivo? E questa è calma di pensier? son questi Gli addormentati affetti? Ahi! mi deluse

Della notte il silenzio, e della muta Mesta natura il tenebroso aspetto! Già di nuovo a suonar l'aura comincia De' miei sospiri, ed in più larga vena

Già mi ritorna su le ciglia il pianto.

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