Alta è la notte, ed in profonda calma
Dorme il mondo sepolto; e in un con esso
Par la procella del mio cor sopita.
Io balzo fuori delle piume, e guardo;
E traverso alle nubi che del vento
Squarcia e sospinge l'iracondo soffio,
Veggo del ciel per gl'interrotti campi
Qua e là deserte scintillar le stelle.
Oh vaghe stelle! e voi cadrete adunque,
E verrà tempo che da voi l'Eterno
Ritiri il guardo e tanti soli estingua?
E tu pur anche coll'infranto carro
Rovesciato cadrai, tardo Boote,
Tu degli artici lumi il più gentile?
Deh! perchè mai la fronte or mi discopri,
E la beata notte mi rimembri
Che al casto fianco dell'amica assiso
A' suoi begli occhi t'insegnai col dito!
Al chiaror di tue rote ella ridenti
Volgea le luci: ed io per gioia intanto
A' suoi ginocchi mi tenea prostrato,
Più vago oggetto a contemplar rivolto,
Che d'un tenero cor meglio i sospiri
Meglio i trasporti meritar sapea.
Oh rimembranze! oh dolci istanti! io dunque,
Dunque io per sempre v'ho perduti; e vivo?
E questa è calma di pensier? son questi
Gli addormentati affetti? Ahi! mi deluse
Della notte il silenzio, e della muta
Mesta natura il tenebroso aspetto!
Già di nuovo a suonar l'aura comincia
De' miei sospiri, ed in più larga vena
Già mi ritorna su le ciglia il pianto.