Sallo il ciel quante volte al sonno, ahi lasso,
Col desire mi corco e colla speme
Di mai svegliarmi. E sul mattin novello
Apro le luci; a mirar torno il sole;
E infelice un'altra volta io sono.
Quale sovente con maggior disdegno
Vedi sul mar destarsi le procelle,
Che fatto dianzi avean silenzio e tregua;
Tale al tornar della diurna luce
Più fiero de' miei mali il sentimento
Risorge; e tal dell'alma le tempeste,
Che la calma notturna avea sopite,
Svegliansi tutte; e le solleva in alto
Quel terribile iddio che mi persegue.
Del cuore allor spalancansi le porte:
E il Dolor siede su la maestra entrata.
Con cent'occhi il crudel mostro la guarda;
E la Gioia ne scaccia; che passarvi
Vorria pietosa, e col suo dolce tocco
Il fier custode addormentar procura.
Al sorriso al gentil vezzo di questa
Avversaria divina ei ben talvolta
Par che vinto s'accheti: ma trapassa
L'onda repente di contrario affetto,
Ch'altro romor menando lo riscuote:
Ond'egli riede dispettoso all'ira,
E l'istesso gioir cangia in martìre.