Limpido rivo, onde del patrio colle,
Che dolce mormorando per la via
Lo stanco ed arso passeggiero inviti;
È gran tempo, lo sai, che su l'erbetta
Del tuo bel margo a riposar non vengo;
E d'accanto ti passo frettoloso,
Nè mi sovviene di pur darti un guardo.
Scusa l'errore, amabil rio; perdona
L'involontaria scortesía. Se noto
L'orror ti fosse del mio stato, e quali
Ravvolgo in mente atri pensieri, e quanta
Guerra nel petto, orrenda guerra, io porto;
Certo t'udrei su l'alta mia sventura
Gemer pietoso e andar più roco al mare.
Ma ben crudo se' tu, che i segni ancora
Serbi di mia felicità perduta.
Perchè quei cespi alimentar, che spesso
D'affanni scarco m'accoglieano in grembo,
Quando il cor visse solitario, e tocco
D'Amor la face non l'avea pur anco?
Perchè riveggio queste piante, e l'ombra
Che i miei sonni coperse? E tu soave
Aura d'april, perchè sì dolce intorno
Batti le piume e mi carezzi il volto?
Fuggi, e le gote a lusingar ten vola
Non bagnate di pianto. Ah fuggi! e queste
Che mi rigan la guancia ultime stille
Non asciugarmi, e in libertà le lascia
Cader nell'onda che mi scorre al piede.