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1754–1828

LA FECONDITÀ

Vincenzo Monti

Piacer del mondo, origine delle corporee vite, che terra e mar riempiono diverse ed infinite;

sospiro e desiderio di giovinette spose, che la speranza pubblica incoronò di rose;

bella del Tebro, guardami: Fecondità son io. Per te qua mossi: arrestati; qui siedi al fianco mio.

Già sul tuo casto talamo assisa mi vedesti un'altra volta, e il titolo per me di madre avesti.

Brevi i contenti furono; e su l'estinta figlia presto sgorgar le lagrime dalle materne ciglia.

Lo sposo inconsolabile allor ti pianse accanto; fu visto allor confondersi al suo di Roma il pianto,

mentre un profondo gemito uscir s'udìa dal trono: intorno ancor ne mormora, se tu l'ascolti, il suono.

E al tuo desir propizia di nuovo io già scendea: il mio secondo tremito già scosso il sen t'avea.

Dalla lusinga amabile d'un avvenir migliore su la funesta perdita prendea conforto il core.

Ma tosto un dio contrario sì bella speme uccise, e me tradita e debole dal fianco tuo divise.

Più forte allor bagnarono le amare stille il petto, ed abbondanti scorsero su l'infecondo letto:

e scapigliata e supplice mi richiamasti invano; e io volli invan soccorrerti colla fuggente mano.

Vietollo il Fato. Impavida tu poi di tanto affanno colla ragion pacifica temprar sapesti il danno;

ché dentro membra tenere ne casi avversi e crudi tu saldo spirto ed anima filosofante chiudi.

Le Grazie a te sorridono, e Giovinezza illesa: qual mai si puote attendere dal quarto lustro offesa?

Dunque gl'iddii non tolsero, ma prepararo i giorni, in cui di madre il giubilo a consolar ti torni.

Sul celebrato margine di questa fonte amica, che occulto foco ed alcali a sanità nutrica,

qui del tuo ben sollecita ad aspettarti io venni: qui deggio, o bella, adempiere del gran Tonante i cenni.

L'eccelsa pianta ed inclita che colla tua s'infiora, son sette e sette secoli che cresce: e temi ancora?

Già nuova prole al timido tuo grembo il cielo invia: asciuga il pianto, ed ilare gli andati affanni obblìa.

All'onda salutifera le care membra affida: ecco, son io la Naiade che la governa e guida.

Intanto Amor del talamo preparerà le piume, e dei cristalli incomodi verrà scemando il lume.

Di velo, il sai, compiacesi amor modesto e puro. Va': fra quell'ombre tacite mi troverai, te 'l giuro.

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