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1754–1828

IX. RATTO DI ORIZIA.

Vincenzo Monti

Poichè d'Orizia il rapitor col velo D'atra nube per l'aria alto si tenne, E delle membra l'ostinato gelo Le faville d'amor più non sostenne;

Sul folto della barba ispido pelo L'orrido ghiaccio a liquefar si venne, E sciolte in pioggia pel sentir del cielo Cadder le nevi alle volanti penne.

Avido su la ninfa egli spignea L'umido labbro, e per le guance belle Colar giù in sen le fredde acque le fea. Ella in van si schernìa col braccio imbelle,

E il ciel di grido femminile empiea Misto al fischiar di nembi e di procelle.

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