Dolce dell'alme universal sospiro, libertà, santa dea, che de' mortali alfin l'antico adempi alto desiro, vieni ed impenna a questo canto l'ali,
libertà bella e cara; e all'arco mio del vero adatta e di ragion gli strali: ché tale un mostro saettar vogl'io terribile, d'error nato e d'orgoglio,
che mente e prole si nomò di Dio. Sublime ei pone su l'altare il soglio; e del mondo non pur fa tristo il fato, ma il ciel medesmo il ciel mette in cordoglio.
Più che d'incenso, d'uman sangue è grato alle sue nari il fumo; e non si placa che per prezzo di sangue e di peccato. E di sangue per lui larga cloaca
in Vatican s'è fatta, ove il tiranno i suoi crudeli sacerdoti indraca. Schiatta di fole artefice e d'inganno, del ciel l'impero attenta e della terra,
seminando terror pianto ed affanno; e prepotente alla ragion fa guerra, alla ragion dell'anime sovrana che tremante s'arretra e il guardo atterra.
Oh! squarciatemi il velo, e l'inumana storia m'aprite di que' vili astuti; date agli occhi di pianto una fontana! La voce alzate, o secoli caduti!
Gridi l'Africa all'Asia, e l'innocente ombra d'Ipazia il grido orrendo aiuti. Gridi irata l'Aurora all'Occidente, narri le stragi dall'altare uscite;
e l'Occaso risponda all'Oriente. Mostri i sacri pugnali e le ferite, che larghe e tante nel suo seno aperse d'una parola e d'un'idea la lite.
Narri le colpe orribili diverse della romana meretrice, e quanta i suoi mariti infamia ricoperse. Ahi di buona radice iniqua pianta!
Pastor fur essi, o lupi veramente del pelo avvolti che l'agnello ammanta? Altri per febbre di regnar cocente di Pietro Barion compra la donna,
altri avaro la vende al più possente: questi per farle più regal la gonna, re codardi ne spoglia, ed in vermiglio tinge il Sebeto il Reno e la Garonna.
E quegli, al padre inimicando il figlio, al varco stassi, e nel nome di Cristo su l'aver d'ambedue stende l'artiglio. Altri spegne il rival che il grande acquisto
gli disputava, ed arde di tant'ira, che al paragon saria pietoso Egisto: il cadavere guasto altri ne tira fuor della tomba, e con furor contento
nel Tebro il manda a ritrovar la pira: rompe alcun per guadagno il giuramento: spoglia tal altro il debole pupillo, per far ricco al nipote il vestimento;
e nel pubblico mal dorme tranquillo, co' dotti ingegni avaro anzi crudele, ma liberal con Ciacco e con Batillo. Oh mar di vizi immenso, ove le vele
perde il pensiero! oh colpe, che ripieno han di Sodoma il sacco e di Babele! Qual le tazze ricolma di veleno; qual d'incesto si lorda; e qual trafitto
muor bestemmiando d'una druda in seno: o chi nato d'infamia e di delitto, o chi fanciullo ancor la doppia chiave o per fraude si piglia or per conflitto.
E in man di putte ambiziose e prave d'adulterio venduta, ahi rio mercato, del pescator di Galilea la nave; e vile in tutti immenso amor di stato;
e d'offesa ognor lega e di difesa co' tiranni e col ricco scellerato; e la Chiesa in furor contro la Chiesa, e opposte le dottrine, opposto il rito,
e sempre sangue scandalo e contesa; seco concorde sol nell'infinito desio del sommo universal comando, di Dio mettendo ne' suoi furti il dito.
Oh rapace audacissimo Ildebrando! Meglio ah meglio pur t'era in umil tetto nutrir la sposa in povertà campando, che gridar co' profeti: - Maledetto
colui che non insanguina la spada! - ed Enrico legar coll'interdetto; e sposar primo al pastoral la spada, percotendone i troni; e nell'obblìo
lasciar la croce per trattar la spada. Ben fu scaltro pensier, se poscia un dio ti fero i pingui eredi, onde col velo d'uom giusto e intégro ricoprir l'uom rio
e dritto la rapina e santo zelo appellar la ferocia: ma collega non è de' ladri e de' tiranni il cielo: ma la nativa libertà non lega;
ma per sentier di sangue non procede colui che disse: - Io sono Alfa ed Omega. - Di vizio carchi dalla fronte al piede, questi sono i pastor che si dan nome
di pastor santi della Santa Sede; dal fulmine di cui prostrate e dome del mondo già le potestà fur viste l'onor deporre delle regie chiome,
ed all'immondo popolo commiste tener la staffa e il palafreno: oh vili età che un tanto disonor soffriste! Qual fra idolatri o barbari o gentili
maggior si vide di stoltezza esempio, e d'empia tela più nefandi fili? E col foro non pur confuso il tempio, e le divine cose e le terrene,
della diva ragion fatto lo scempio: ma in un punita con tremende pene l'innocente parola; ed il pensiero, il medesmo pensier messo in catene;
e trasmutato in dio tiranno e fero, in dio di sangue un dio d'amor, che tutto nel perdono fondò suo santo impero. Oh mal cercata per immenso flutto,
d'oro e di colpe America feconda! Qual da' numi d'Europa hai còlto frutto? Per cattolica rabbia furibonda fur cinque e dieci milion, che spenti
la tua polve lasciar di sangue immonda. Oh rauchi tessalonici torrenti! Chi vi fece vermigli? E quale introna Piemonte e Irlanda un suon di mesti accenti?
Oh crudeli di Spagna e di Lisbona orrendi roghi! e voi di strage rosse contrade di Bezierse e Carcassona! E tu notte di sangue, onde allagosse
già Francia tutta, allor che ferro infido il sen del giusto Colignì percosse! Ululate ruggite in ogni lido, agitate le tombe, sollevate
per l'universo di vendetta il grido! Spingi l'onde di strage affaticate, Loira, al mar, se il mar non si ritira nel vederle sì gonfie e insanguinate:
digli come d'orror freme e sospira l'infelice Vandéa; digli chi mise il civil ferro in mano alla delira; e con le spume di quel sangue intrise
all'opposta Albion spruzza la chioma, perché crudele al tuo dolor sorrise. Va' cerca in quella la seconda Roma: cerca in quella le spade, onde di Francia
quasi l'augusta libertà fu doma. Vibri l'eterna tridentata lancia al tuo petto, Inghilterra, il re dell'onda, e nel fianco ti fori e nella pancia.
Ti privi irato il sol di sua feconda luce; e solo ti guardi allor che lunga lo travaglia l'ecclissi, e ti confonda. O tremoto ti pigli, che congiunga
al continente le disgiunte rive, sì che Francia l'orgoglio alfin t'emunga: ché in te sola, crudel, si pasce e vive la discordia d'Europa, che le vene
del miglior sangue per te sola ha prive. Ma di tue colpe pagherai le pene, ambiziosa mercadante avara, che dar speri la terra alle catene.
Sei temuta, sei forte: a te rischiara l'un mondo e l'altro la solar quadriga, e le tue leggi il doppio polo impara: A te d'Africa e d'Asia il sol castiga
l'erbe i fiori le piante, e il mar riceve dalle tue prore una perpetua briga. Ma qualunque più vuoi possanza è breve senza fede ed onor, senza costume:
sola i regni fondar giustizia deve; né giustizia abitar può dove il nume, per cui fu spento Polidor s'adora; ché avarizia a virtù tronca le piume:
E tu cadrai; né si lontana è l'ora.
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