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1754–1828

I

Vincenzo Monti

Sallo il ciel quante volte al sonno, ahi lasso! col desire mi corco e colla speme di mai svegliarmi. E sul mattin novello apro le luci, a mirar torno il Sole,

ed infelice un'altra volta io sono. Quale sovente con maggior disdegno vedi sul mar destarsi le procelle, che fatto dianzi avean silenzio e tregua;

tale al tornar della diurna luce più fiero de' miei mali il sentimento risorge, e tal dell'alma le tempeste, che la calma notturna avea sopite,

svegliansi tutte, e le solleva in alto quel terribile iddio che mi persegue. Del cuore allor spalancansi le porte, e il Dolor siede su la mesta entrata.

Con cent'occhi il crudel mostro la guarda, e la Gioia ne scaccia, che passarvi vorria pietosa, e col suo dolce tocco il fier custode addormentar procura.

Al sorriso, al gentil vezzo di questa avversaria divina ei ben talvolta par che vinto s'accheti; ma trapassa l'onda repente di contrario affetto,

ch'alto romor menando lo riscuote; ond'egli riede dispettoso all'ira, e l'istesso gioir cangia in martire.

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