Su le attonite scene in sì bel giorno
Perde, o sire, i suoi dritti
L'alma prole di Leda. In te rivolto
Ogni sguardo s'affisa; a te, portato
Su le penne d'amore
Ogni pensier se 'n vola ed ogni core.
Del bugiardo Elicona
Sogno è, signor, che tolto
Castore ai regni della morte eterna,
Per la pietà fraterna
Anima rediviva,
L'onda risolchi della stigia riva:
Ma menzogna non è che al suo letargo
Dal possente tuo braccio oggi rapita
Rieda l'Italia alla seconda vita.
Or che l'arbitra mano
Terror del mondo tu le poni al crine,
La neghittosa al fine
Dal fango sorgerà. Vedi che stende
A te le palme supplicando e dice:
— Giacqui oppressa, infelice;
Ma se tu padre, tu signor, mi guidi
Per onorate imprese,
Farò vendetta delle prische offese.
D'elmo armata e di lorica
Tornerò, te duce, in campo;
Del fatal tuo brando il lampo
Già mi rende il primo ardir.
Della mia virtude antica
Vive ancor una scintilla:
Già si desta, già sfavilla:
Non lasciarla illanguidir.