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1754–1828

CV.

Vincenzo Monti

Su le attonite scene in sì bel giorno Perde, o sire, i suoi dritti L'alma prole di Leda. In te rivolto Ogni sguardo s'affisa; a te, portato

Su le penne d'amore Ogni pensier se 'n vola ed ogni core. Del bugiardo Elicona Sogno è, signor, che tolto

Castore ai regni della morte eterna, Per la pietà fraterna Anima rediviva, L'onda risolchi della stigia riva:

Ma menzogna non è che al suo letargo Dal possente tuo braccio oggi rapita Rieda l'Italia alla seconda vita. Or che l'arbitra mano

Terror del mondo tu le poni al crine, La neghittosa al fine Dal fango sorgerà. Vedi che stende A te le palme supplicando e dice:

— Giacqui oppressa, infelice; Ma se tu padre, tu signor, mi guidi Per onorate imprese, Farò vendetta delle prische offese.

D'elmo armata e di lorica Tornerò, te duce, in campo; Del fatal tuo brando il lampo Già mi rende il primo ardir.

Della mia virtude antica Vive ancor una scintilla: Già si desta, già sfavilla: Non lasciarla illanguidir.

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