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1754–1828

CLII. ONOMASTICO DELLA MIA DONNA.

Vincenzo Monti

Donna, dell'alma mia parte più cara, Perchè muta in pensoso atto mi guati, E di segrete stille Rugiadose si fan le tue pupille?

Di quel silenzio, di quel pianto intendo, O mia diletta, la cagion. L'eccesso De' miei mali ti toglie La favella, e discioglie

In lagrime furtive il tuo dolore. Ma dátti pace, e il core Ad un pensier solleva Di me più degno e della forte insieme

Anima tua. La stella Del viver mio s'appressa Al suo tramonto: ma sperar ti giovi Che tutto io non morrò: pensa che un nome

Non oscuro io ti lascio, e tal che un giorno Fra le italiche donne Ti fia bel vanto il dire — Io fui l'amore Del cantor di Basville,

Del cantor che di care itale note Vestì l'ira d'Achille. — Soave rimembranza ancor ti fia, Che ogni spirto gentile

A' miei casi compianse: e fra gl'Insùbri Quale è lo spirto che gentil non sia? Ma con ciò tutto nella mente poni Che cerca un lungo sofferir chi cerca

Lungo corso di vita. Oh mia Teresa, E tu del pari sventurata e cara Mia figlia! oh voi che sole d'alcun dolce Temprate il molto amaro

Di mia trista esistenza! egli andrà poco Che nell'eterno sonno lagrimando Gli occhi miei chiuderete. Ma sia breve Per mia cagion il lagrimar: chè nulla,

Fuor che il vostro dolor, fia che mi gravi Nel partirmi da questo Troppo ai buoni funesto Mortal soggiorno; in cui

Così corte le gioie e così lunghe Vivon le pene; ove per dura prova Già non è bello il rimaner ma bello L'uscirne e far presto tragitto a quello

De' ben vissuti, a cui sospiro. E quivi Di te memore, e fatto Cigno immortal (chè de' poeti in cielo L'arte è pregio e non colpa), il tuo fedele,

Adorata mia donna, T'aspetterà, cantando, Finchè tu giunga, le tue lodi: e molto De' tuoi cari costumi

Parlerò co' celesti, e dirò quanta Fu verso il miserando tuo consorte La tua pietade: e l'anime beate Di tua virtude innamorate a Dio

Pregheranno, che lieti e ognor sereni Sieno i tuoi giorni e quelli Dei dolci amici che ne fan corona: Principalmente i tuoi, mio generoso

Ospite amato, che verace fede Ne fai del detto antico, Che ritrova un tesoro Chi ritrova un amico.

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