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1754–1828

CANTO VIII

Vincenzo Monti

Ma già levato avea dell'armi il grido de' Franchi il sommo correttor Guerriero, e alla possente voce, Armi, ogni lido, Armi freme ogni petto, ogni pensiero.

Come suol dall'arena arsa di Dido soffiar l'umido vento, e alzarsi nero di nubi un gruppo che del ciel la faccia nasconde, e strage all'arator minaccia;

così da tutta la francesca terra, terra di prodi ognor feconda, s'erse subitamente nube atra di guerra, che d'armati le Cozie Alpi coperse.

L'orror del varco indarno il cammin serra, e la neve che piè mai non sofferse, e i torrenti e gli abissi. Alla virtude sprone è il periglio, e nulla via si chiude.

Fama è che sopra quell'orrende cime l'ombra s'aggiri, avvolta di tempeste, del feroce Annibàl, che delle prime orme guerriere stampò l'ardue creste.

La vede il montanar fosca e sublime passeggiar su le nubi, e dalle teste dell'erte rupi rotar nembi al basso, vietando ai fanti e cavalieri il passo.

D'asta armato e d'usbergo ergesi il crudo fantasma a guardia del tremendo calle, pari a dirupo smisurato e nudo, cui batte eterno turbine alle spalle.

Spesso, se vero è il grido, alza lo scudo, e forte il percotendo, empie la valle d'alti rimbombi e di paure, e truce fa del grand'elmo balenar la luce,

e dell'elmo il cimier, che tremolante fra i rotti nembi trapassar si mira, e trarsi dietro il turbo e la sonante ala de' venti procellosi e l'ira.

All'immenso fracasso il viandante d'orror sacro compreso il piè ritira

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