Le tue vaghe alme pupille, i celesti tuoi sembianti già t'acquistano, o mia Fille, i sospir di cento amanti.
Ciascheduno i merti suoi spiega in pompa lusinghiera, e sui cari affetti tuoi ciaschedun gareggia e spera.
Io devoto e non indegno tuo novello adoratore, la conquista anch'io qua vegno a tentar del tuo bel core.
Già sì rigida non sei, che tu voglia i dolci affanni del più caro fra gli Dei dipartir da' tuoi verd'anni;
e uno sguardo a quel girando, e donando a questi un detto, d'ogni laccio andar serbando sciolto il cor frattanto in petto.
Se d'Amor l'acuto strale a ferirti il sen non va, che ti giova, che ti vale, Fille mia, la tua beltà?
Dunque scegli qual più vuoi cui del cuore aprir le porte. Fortunato chi di noi venga eletto a tanta sorte!
Ma non prendere consiglio sol dagli occhi, e saggia intanto della scelta sul periglio i miei detti ascolta alquanto.
Fra lo stuolo numeroso dei molesti supplicanti, altri vassene fastoso per sembianze trionfanti;
altri ha il guardo lusinghiero, il parlar tutto di mèle, e protesta un cor sincero, e promette un cor fedele;
poi d'Amor pel vario regno, fuoruscito fraudolento, cerca solo il vanto indegno d'un difficil tradimento.
Io ti reco innanzi un viso fosco, pallido, infelice; io non ho su i labbri il riso, l'eloquenza incantatrice.
Ma il color del volto oscuro dentro l'alma non passò; la menzogna, lo spergiuro le mie labbra non macchiò.
Né per me donzella alcuna pianse mai gli amor svelati, sol degli astri e della luna al bel raggio illuminati.
Questi vanta un sangue egregio da grand'avi in lui disceso; quegli conta per suo pregio di molt'oro e argento il peso.
Io vantarti altro non so che un cuor tenero, ed un canto finor chioccio; ma farò che un dì tolga ad altri il vanto.
Le amorose giovinette, chi nol sa? ben altro chieggono che leziose canzonette, che al bisogno mal proveggono.
Pur sovente in bocca a un vate della lode il suon seduce, ed acquista una beltate maggior grido e maggior luce.
Quante belle, quante v'hanno deità, che sono ignote, perché un vate aver non sanno per amante e sacerdote!
Tal saravvi che geloso d'un sol guardo, d'un sol detto, turbi ognora il tuo riposo co' lamenti e col sospetto;
cui dispiaccia un certo orgoglio, che più vaga assai ti rende; quel tuo voglio, e poi non voglio, ch'è più bello allor che offende;
quel vivace tuo talento qualche volta un po' incostante, che ti fa con bel portento presto irata e presto amante.
Ciò che importa? Un genio instabile colpa è sol di fresca età; non saresti sì adorabile senza qualche infedeltà.
Essa annunzia nel tuo petto fervid'alma e cor pieghevole. Come odiar poss'io l'effetto d'un causa sì giovevole?
Questa in sen potria talora consigliarti un bello errore, e potria talvolta ancora consigliarlo a mio favore.
D'una facile incostanza se tal frutto attender lice, ah! sii pure, o mia speranza, spesso infida e traditrice.
Tal saravvi che dolente sempre in atto di morire, sempre muto e penitente avveleni il tuo gioire.
Norma e legge io prenderò dallo stato del tuo viso, e fedele alternerò teco il pianto e teco il riso.
Troverai tal altro ancora che noioso ognor sospira, ch'ognor dice che t'adora, e per troppo amor delira.
Dell'affetto mio nascoso gli occhi miei ti parleranno, e del labbro timoroso il silenzio emenderanno.
Né con supplica indiscreta io vo' poi ch'ogni momento la tua bocca mi ripeta la promessa, il giuramento;
ch'un per uno mi ridica i pensieri in cor celati, che sul volto dell'amica esser denno interpretati.
Uno sguardo che furtivo mi tramandi il non confesso tuo secreto, assai più vivo parlerà che il labbro istesso.
Quante vergini ritrose con gli sguardi un dì svelarono quel desìo che vergognose alle labbra non fidarono!
Vuoi che d'Egle e d'Amarille il sembiante a me dispiaccia? Che mi caschin le pupille, se mai più le guardo in faccia.
Alla madre tua degg'io finger vezzi e farle il vago? Chiedi assai, bell'idol mio, ma sarai contento e pago.
Vuoi che io parta allor che a lato il rival ti troverò? Il comando è dispietato, ma fedel l'eseguirò.
Non v'è cenno ch'io ricusi, fuorché quel di non amarti: il tuo volto in ciò mi scusi della colpa d'adorarti.
Se un più comodo amatore trovi, o Fille, in tua balìa tosto il ferma, e ben di core ne ringrazia la Follia.
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