Sovente occorre ch'altri il suo parere dice, stimando fatte alcune cose, che non successer, né fùr punto vere. Di queste, che pur son dubbie e nascose,
in noi un certo instinto la natura, che tende al peggio ed al biasmarle, pose; benché null'opra è di qua giù sicura, e di quel, che men par ch'avvenir possa
stiasi con più sospetto e con paura. Del mondo ingannator quest'è la possa, che quel, ch'è più contrario al ver, succeda, per cagion torta, occoltamente mossa.
La ragion vuol ch'ogni ben di voi creda, ma poi del verisimile l'effetto fa che quel, ch'io credei prima, discreda. Comunque sia, egli m'è stato detto:
se falso o ver, non importa ch'io dica s'io son risolta o se n'ho alcun sospetto: basta che mi tegniate per amica, come infatti vi son, sì che in giovarvi
non sarei scarsa d'opra o di fatica. Ed or ch'io mi conduco a ragionarvi di quanto intenderete, a quel m'accosto, che d'é chi fa profession d'amarvi.
Dunque a la mia presenza vi fu opposto ch'una donna innocente abbiate offesa con lingua acuta e con cor mal disposto; e che, moltiplicando ne l'offesa,
quant'è colei più stata paziente, in voi l'ira si sia tanto più accesa, sì che, spinto da sdegna, impaziente le man posto l'avreste adosso ancora,
se nol vietava alcun, ch'era presente; ma voi la minacciaste forte allora, e giuraste voler tagliarle il viso, osservando del farlo il tempo e l'ora.
Strano mi parve udir, d'un uom diviso dai fecciosi costumi del vil volga, un cotal nuovo inaspettato aviso; e, mentre col pensiero a voi mi volgo,
de la virtute amico e de l'onesto, la fede a quel, che mi fu detto, tolgo. Da l'altra parte so quanto è molesto lo spron de l'ira, e come spesso ei mena
a quel ch'è vergognoso ed inonesto: né sempre la ragion, che i sensi affrena, a stringer pronto in man si trova il morso, e 'l gran soverchio rompe ogni catena.
Se per impeto d'ira il fallo è occorso, non durate nel mal, ma conoscete quanto fuor del dever siate trascorso. Gli occhi del vostro senno rivolgete,
e quanto ingiuriar donne vi sia disdicevole, voi stesso vedete. Povero sesso, con fortuna ria sempre prodotto, perch'ognor soggetto
e senza libertà sempre si stia! Né però di noi fu certo il diffetto, che, se ben come l'uom non sem forzute, come l'uom mente avemo ed intelletto.
Né in forza corporal sta la virtute, ma nel vigor de l'alma e de l'ingegno, da cui tutte le cose son sapute: e certa son che in ciò loco men degno
non han le donne, ma d'esser maggiori degli uomini dato hanno più d'un segno. Ma, se di voi si reputiam minori, fors'è perché in modestia ed in sapere
di voi siamo più facili e migliori. E che sia 'l ver, voletelo vedere? che 'l più savio ancor sia più paziente par ch'a la ragion quadri ed al devere:
del pazzo è proprio l'esser insolente, ma quel sasso del pozzo il savio tragge, ch'altri a gettarlo fu vano e imprudente. E così noi, che siam di voi più sagge,
per non contender vi portamo in spalla, com'anco chi ha buon piè porta chi cagge. Ma la copia degli uomini in ciò falla; e la donna, perché non segua il male
s'accomoda e sostien d'esser vassalla. Ché, se mostrar volesse quanto vale, in quanto a la ragion, de l'uom saria di gran lunga maggiore, e non che eguale.
Ma l'umana progenie mancheria, se la donna, ostinata in sul duello, foss'a l'uom, com'ei merta, acerba e ria. Per non guastar il mondo, ch'è sì bello
per la specie di noi, la donna tace, e si sommette a l'uom tiranno e fello, che poi del regnar tanto si compiace, sì come fanno 'l più quei che non sanno
(ché 'l mondan peso a chi più sa più spiace), che gli uomini perciò grand'onor fanno a le donne, perché cessero a loro l'imperio, e sempre a lor serbato l'hanno.
Quinci sete, ricami, argento ed oro, gemme, porpora, e qual è di più pregio si pon in adornarne alto tesoro; e, qual conviensi al nostro senno egregio,
non sol son ricchi i nostri adornamenti d'ogni pomposo e più prezzato fregio, ma gli uomini a noi vengon riverenti, e ne cedono 'l luogo in casa e in strada,
in ciò non punto tardi o negligenti. Per questo anco è ch'a lor portar accada berretta in testa, per trarla di noi a qualunque dinanzi ei se ne vada;
e, s'ancor son tra lor nimici poi, non lascian d'onorar, sempre ch'occorre, l'istesse donne de' nemici suoi. Da questo argumentando si discorre
quanto l'offesa fatta al nostro sesso la civiltà de l'uom gentile aborre. Né ch'io parli così crediate adesso con altro fin, che di mostrarvi quanto
l'offender donne sia peccato espresso. Informata ancor son da l'altro canto chi sia colei, di cui mi fu affermato che ingiuriaste e minacciaste tanto:
certo questo non merita il suo stato, e l'avervi 'l suo amore a tanti segni in tante occasioni manifestato. Cessin l'offese omai cessin gli sdegni,
e tanto più che d'uom nato gentile questi non sono portamenti degni; ma è profession d'uom basso e vile pugnar con chi non ha diffesa o schermo,
se non di ciance e d'ingegno sottile. Perdonatemi in ciò, ch'io troppo affermo le colpe vostre; poi ch'io non intendo comprender voi, più d'alcun altro, al fermo;
ma quel ch'adesso vado discorrendo è quanto ad onta sua colui s'inganni, che vada con le donne contendendo; perch'al sicur di lui son tutti i danni:
s'ei vince, mal; e peggio, se vien vinto: il rischio è certo e infiniti gli affanni. Col viso di rossore infuso e tinto, d'essere stato ogni uom d'onor s'accorge
di far ingiuria a donne unqua in procinto; e, quanto più 'l valor viril risorge, tanto più l'armi fuor da l'ira tratte vergognando al suo loco altri riporge,
e si pentisce de le cose fatte in via che, se potesse frastornarle, le ridurria da l'esser primo intatte. Ma, poi che non può adietro ritornarle,
con dolci modi a l'offese ripara, e, quanto può, si sforza d'annullarle: ritorna ancor l'amata al doppio cara nel rifar de la pace; e, per turbarsi,
più d'ogni parte l'alma si rischiara. Così nel ben vien a moltiplicarsi, e così certa son che voi farete, sì come suol da ogni par vostro farsi:
e colei certo offesa o non avete, o, se vinto da sdegno trascorreste, l'error di voi non degno emenderete. Ed io di ciò vi prego in fin di queste.
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