Molto illustre signor, quel che iersera
ne recai mio capitolo a mostrarvi,
scritto di mia invenzion non era;
ma non per tanto di ringraziarvi
non cesso, ch'avvertita voi m'abbiate
che, ch'io nol mandi a quell'amico, parvi;
e vi so grado che mi consigliate
di quello c'ho da far, quando a voi vengo
perché i miei versi voi mi correggiate.
Grand'obligazione al cielo tengo
ch'un vostro pari in protezzion m'abbia,
e più da voi di quel ch'io merto ottengo.
La gelosia, che dentro 'l cor m'arrabbia,
mi fece scriver quello ch'io non dissi;
ma fu del mio signor martello e rabbia.
Egli pria mi narrò quello ch'io scrissi,
e molte cose mi soggiunse appresso,
perché di lui 'n sospetto non venissi.
Non so quel che sia in fatto, ma confesso
ch'io mi sento morir da passione
di non averlo a ciascun'ora presso:
e questi versi scritti a tal cagione,
con scusa di mandargli quei saluti
di iersera, inviarli il cor dispone.
Prego la mercé vostra che m'aiuti
in racconciarli, e in far ch'a me ne venga
il mio amante e lo sdegno in pietà muti:
gli altri versi di ieri ella si tenga,
ch'io farò poi di lor quel ch'a lei piace;
e, pur ch'umil l'amante mio divenga,
d'ogni altra avversità mi darò pace.