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1546–1591

XVIII

Veronica Franco

Molto illustre signor, quel che iersera ne recai mio capitolo a mostrarvi, scritto di mia invenzion non era; ma non per tanto di ringraziarvi

non cesso, ch'avvertita voi m'abbiate che, ch'io nol mandi a quell'amico, parvi; e vi so grado che mi consigliate di quello c'ho da far, quando a voi vengo

perché i miei versi voi mi correggiate. Grand'obligazione al cielo tengo ch'un vostro pari in protezzion m'abbia, e più da voi di quel ch'io merto ottengo.

La gelosia, che dentro 'l cor m'arrabbia, mi fece scriver quello ch'io non dissi; ma fu del mio signor martello e rabbia. Egli pria mi narrò quello ch'io scrissi,

e molte cose mi soggiunse appresso, perché di lui 'n sospetto non venissi. Non so quel che sia in fatto, ma confesso ch'io mi sento morir da passione

di non averlo a ciascun'ora presso: e questi versi scritti a tal cagione, con scusa di mandargli quei saluti di iersera, inviarli il cor dispone.

Prego la mercé vostra che m'aiuti in racconciarli, e in far ch'a me ne venga il mio amante e lo sdegno in pietà muti: gli altri versi di ieri ella si tenga,

ch'io farò poi di lor quel ch'a lei piace; e, pur ch'umil l'amante mio divenga, d'ogni altra avversità mi darò pace.

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