Ite, pensier fallaci e vana spene,
ciechi ingordi desir, acerbe voglie;
ite, sospir ardenti, amare doglie,
compagni sempre alle mie eterne pene.
Ite, memorie dolci, aspre catene
al cor, che alfin da voi pur si discioglie,
e 'l fren de la ragion tutto raccoglie,
smarrito un tempo, e in libertà pur viene.
E tu, pura alma, in tanti affanni involta,
sl'gati omai, e al tuo Signor divino
leggiadramente i tuoi pensier rivolta:
sforza animosamente il tuo destino,
e i lacci rompi, e poi leggiadra e sciolta
drizza i tuoi passi a più sicur cammino.