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1546–1591

XIII

Veronica Franco

Non più parole: ai fatti, in campo, a l'armi, ch'io voglio, risoluta di morire, da sì grave molestia liberarmi. Non so se 'l mio «cartel» si debba dire,

in quanto do risposta provocata: ma perché in rissa de' nomi venire? èe vuoi, da te mi chiamo disfidata; e, se non, ti disfido; o in ogni via

la prendo, ed ogni occasion m'è grata. Il campo o l'armi elegger a te stia ch'io prenderò quel, che tu lascerai; anzi pur ambo nel tuo arbitrio sia.

Tosto son certa che t'accorgerai quanto ingrato e di fede mancatore fosti e quanto tradito a torto m'hai. E, se non cede l'ira al troppo amore,

con queste proprie mani, arditamente ti trarrò fuor del petto il vivo core. La falsa lingua, ch'in mio danno mente, sterperò da radice, pria ben morsa

dentro 'l palato dal suo proprio dente; e, se mia vita in ciò non fia soccorsa, pur disperata prenderò in diletto d'esser al sangue in vendetta ricorsa;

poi col coltel medesmo il proprio petto, de la tua occision sazia e contenta, forse aprirò, pentita de l'effetto. Or, mentre sono al vendicarmi intenta,

entra in steccato, amante empio e rubello, e qualunque armi vuoi tosto appresenta. Vuoi per campo il segreto albergo, quello che de l'amare mie dolcezze tante

mi fu ministro insidioso e fello? Or mi si para il mio letto davante, ov'in grembo t'accolsi, e ch'ancor l'orme serba dei corpi in sen l'un l'altro stante.

Per me in lui non si gode e non si dorme, ma 'l lagrimar de la notte e del giorno vien che in fiume di pianto mi trasforme. Ma pur questo medesimo soggiorno,

che fu de le mie gioie amato nido, dov'or sola in tormento e 'n duol soggiorno, per campo eleggi, accioch'altrove il grido non giunga, ma qui teco resti spento,

del tuo inganno ver' me, crudel infido: qui vieni, e pien di pessimo talento accomodato al tristo occhio porta ferro acuto e da man ch'abbia ardimento.

Quell'arme che da te mi sarà pòrta, prenderò volentier, ma più, se molto tagli, e da offender sia ben salda e corta Dal petto ignudo ogni arnese sia tolto,

al fin ch'ei, disarmato a le ferite, possa 'l valor mostrar dentro a sé accolto. Altri non s'impedisca in questa lite, ma da noi soli due, ad uscio chiuso,

rimosso ogni padrin, sia diffinita. Quest'è d'arditi cavalier buon uso, ch'attendon senza strepito a purgarsi, se si senton l'onor di macchie infuso:

così o vengon soli ad accordarsi o, se strada non trovano di pace, pòn del sangue a vicenda saziarsi. Di tal modo combatter a me piace,

e d'acerba vendetta al desir mio questa maniera serve e sodisface. Benché far del tuo sangue un largo rio spero senz'alcun dubbio, anzi son certa,

senza una stilla spargerne sol io; ma, se da te mi sia la pace offerta? se la via prendi, l'armi poste in terra, a le risse d'amor del letto aperta?

Debbo continuar teco anco in guerra, poi che, chi non perdona altrui richiesto, con nota di viltà trascorre ed erra? Quando tu meco pur venissi a questo,

per aventura io non mi partirei da quel ch'è convenevole ed onesto. Forse nel letto ancor ti seguirei, e quivi, teco guerreggiando stesa,

in alcun modo non ti cederei: per soverchiar la tua sì indegna offesa ti verrei sopra, e nel contrasto ardita, scaldandoti ancor tu ne la difesa,

teco morrei d'egual colpo ferita. O mie vane speranze, onde la sorte crudel a pianger più sempre m'invita! Ma pur sostienti, cor sicuro e forte,

e con l'ultimo strazio di quell'empio vendica mille tue con la sua morte; poi, con quel ferro ancor tronca il tuo scempio.

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