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1778–1827

XI.

Ugo Foscolo

Alfin tu splendi, o Sole, o del creato Anima e vita, immagine sublime Di Dio che sparse la tua faccia immensa Di sua luce infinita! Ore e stagioni,

Tinte a vari color danzano belle Per l'aureo lume tuo misuratore De' secoli, e de' secoli scorrenti. Alfin tu splendi! tempestoso e freddo

Copria nembo la terra; a gran volute Gravide nubi accavallate il cielo Empiean di negro liste, e brontolando Per l'ampiezza de l'aere tremendi

Rotolavano i tuoni, e lampi lampi Rompeano il buio orribile. — Tacea Spaventata natura; il ruscelletto Timido e lamentevole fra l'erbe

Volgeva il corso, ne stormian le frondi Per la foresta, ne da l'atre tane Sporgean le belve l'atterrita fronte. — Ulularono i venti, e minando

Fra grandini, fra folgori, fra piove La bufera lanciosse, e rìotoso Diffuse il fiume le gonfie e spumose Onde per le campagne, e svelti i tronchi

Striderono volando, e da' scommossi Ciglion de l'ondeggianti audaci rupi Piombar torrenti che spiccati massi Co l'acque strascinarono. Dal fondo

D'una caverna i fremiti e la guerra De gli elementi udii; morte su l'antro Mi s'affacciò gigante, ed io la vidi Ritta: crollò la testa: e di natura

L'esterminio additommi. — In ciel spiegasti, O Sol, tua fronte, e la procella orrenda Ti vide e si nascose, e i paurosi Irti fantasmi sparvero.... ma quanti

Segni di lutto su i vedovi campi, Oimè, il nembo lasciò! Spogli di frutta, Aridi, e mesti sono i pria sì vaghi Alberi gravi, e le acerbette e colme

Promettitrici di liquor giocondo Uve giacciono al suoi; passa l'armento, E le calpesta; e istupidito e muto L'agricoltore le contempla e geme.

Intanto scompigliata, irta, e piangente Te, o Sol, ripriega la Natura; e il tuo Di pianto asciugator raggio saluta; E tu la accendi, e si rallegra e nuovi

Promette frutti e fior. Tutto si cangia! Tutto pere quaggiù! Ma tu giammai, Eterna lampa, non ti cangi? mai? Pur verrà dì che ne l'antiquo voto

Cadrai del nulla, allor che Dio suo sguardo Ritirerà da te: non più le nubi Corteggeranno a sera i tuoi cadenti Raggi su l'Oceano; e non più l'alba

Cinta di un raggio tuo verrà su l'orto Ad annunziar che sorgi. Intanto godi Di tua carriera: oimè! ch'io sol non godo De' miei giovani giorni, io sol rimiro

Gloria e piacere, ma lugubri e muti Sono per me, che dolorosa ho l'alma. Sul mattin della vita io non mirai Pur anco il sole; e ornai son giunto a sera

Affaticato; e sol la notte aspetto Che mi copra di tenebre e di morte.

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