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1778–1827

VIII.

Ugo Foscolo

Chi medita fra il tacito Saggio orrore di grotte? E di Giob su le pagine Traggo vigile notte?

E chi in ribrezzo fugge Donde la colpa rugge?. Guai! guai! D'ira e giustizia II Lione passeggia,

Le zampe e i labbri insanguina Entro splendida reggia, E all'universo folle Un regicidio estolle.

Tutto imperversa: ingemina II nitrir de' cavalli, Mentre fra bronzi orrisoni Rimbombano i timballi,

E infuriata guerra Cittadi sfianca e atterra. Ma qual candida Vergine In puro manto ascosa

Fra gli orrori dell'eremo In grembo a Dio riposa, E il volto ingenuo copre Rimpetto a orribil opre!

Vien meco, o Eletta, a piangere II soqquadrato mondo, Ch'ode gli eterei fulmini, E corre furibondo

A trar suoi giorni eterni Ne' spalancati Averni. Vieni; e stringendo in lagrime L'insanguinata Croce,

A Dio manda fra '1 gemito Pietosa innocua voce, Mentr'io per l'orbe intanto Di terror spargo un canto.

Vedilo! È Dio che l'aere Sol con un braccio occupa, Ed accigliato spazia Entro tuonante e cupa

Carca di piaghe nube, Mentre ai fulmini jube. Forse avverrà che al flebile Suono di tue parole

A noi s'apra più splendido Di sua pietate il sole, E dall'olimpio trono Spanda mite perdono.

Già di sterminio l'Angelo Su Morte accavalcato Punìa dell'empia Ninive II delitto ostinato;

Già vibrava furente Su lei brando rovente; Ma. al suoi sparsa di cenere Penitenza prostrosse,

E squallida di Jehova L'augusta ira rimosse, Ed arrestò la mano Al feritor sovrano.

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