Ma il bel cocchio vegnente, e il doloroso
Premio de' lor vicini arti più miti
Persuase a' Laconi.
Eran da prima
Per l'intentata selva e l'Oceàno
Dalla Grecia divisi; e quando eretta
Agli ospitali numi ebbero un'ara
Vider tosto le pompe e le amorose
Gare, e i regi conviti, e d'ogni parte
Correan d'Asia i guerrieri, e i prenci argivi
Alla reggia di Leda. Ah non ti fossi
Irato Amor, e ben di te sovente
Io mi dorrò, da che le Grazie affliggi.
Per te all'arti eleganti ed a' felici
Ozi per te lascivi affetti, e molli
Ozi, e spergiuri a' Greci; e poi la dura
Vita e nude a sudar nella palestra
Le fanciulle onde salvarsi
Amor da te. Ma quando eri per anche
Delle Grazie non invido fratello
Sparta fioriva. Qui di
Nè a più paese di cigni gentili
Splendea il Sole.
Illuminava. Qui di Fare il golfo
Ec.
inviolato
Al pescator, da che di mirti ombrato
Era lavacro al bel corpo di Leda
E della sua figlia divina. E Amicle
Terra di fiori non bastava ai serti
Delle vergini spose; dal paese <intorno>
Venian cantando i giovani alle nozze.
Non de' destrieri nitidi l'amore
Li rattenne, non Laa che fra tre monti
Ama le cacce e i riti di Diana
Nè la maremma Elòa ricca di pesce.
E non lunge è Brisea donde il propinquo
Taigeto intese strepitar l'arcano
Tripudio e i riti, onde il femineo coro
Placò Lieo e intercedean le Grazie.