Un mirto
Che suo dall'alto Beatrice ammira
Venerando splendeva, e dalla cima
Battea le penne un Genio disdegnoso
Che il passato esplorando e l'avvenire
Cieli e abissi cercava e popolato
D'anime in mezzo a tutte l'acque un monte
Poi tornando spargea folgori e lieti
Raggi, e speme e terrore e pentimento
Ne' mortali, e verissime sciagure
All'Italia cantava. Appresso al mirto
Fiorian le rose che le Grazie ogni anno
Ne' colli Euganei van cogliendo, e un serto
Molle di pianto il dì sesto d'Aprile
Ne recano alla Madre. A queste intorno
Dolcemente ronzarono, e sentiro
Come forse d'Eliso era venuto
Ad innestare il cespo ei che più ch'altri
Libò il mel sacro su l'Imetto, e primo
Fe' del celeste Amor celebre il rito.
Ma con molti frutteti e con l'orezzo
Le sviò de' querciuoli una valletta
Dove le Ninfe alle mie Dee seguaci
S'elessero dimora.